Andersen Tax & Legal approfondisce l’analisi del c.d. recesso ad nutum di un socio di S.r.l.

Royalties infragruppo a rischio contestazione in assenza di documentazione idonea e dati tecnici

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Andersen Tax & Legal approfondisce l’analisi del c.d. recesso ad nutum di un socio di S.r.l. data dal Tribunale di Bologna nell’Ordinanza del 18 marzo 2019.

Partendo dalle osservazioni di carattere generale, il Tribunale osserva che, recesso è un diritto soggettivo, di carattere potestativo, consistente nel potere di sciogliersi unilateralmente da un rapporto giuridico plurisoggettivo, in presenza di determinati presupposti previsti dalla legge o dal contratto. Nell'ambito societario, con particolare riferimento alla disciplina delle società a responsabilità limitata, l'istituto è preso in considerazione dall'articolo 2473 c.c. Detta norma riconosce al socio il diritto di essere rimborsato al ricorrere di determinate cause.

L'analisi di tali cause rivela come l'istituto in questione svolge principalmente una funzione di tutela del singolo socio, al quale viene attribuito il diritto di uscire dalla compagine sociale per non subire gli effetti di alcune decisioni, adottate dalla maggioranza senza il suo consenso. Da un altro punto di vista, il Tribunale sottolinea come l'istituto del recesso, considerate le gravi conseguenze per la società a seguito dell'uscita di un azionista, svolga anche una funzione "dialettica" all'interno delle dinamiche interne della società, per cui il diritto di recesso rappresenta uno strumento offerto al socio dissenziente per indurre la maggioranza a ponderare meglio le proprie decisioni.

Al fine di rendere effettiva la complessa funzione dell'istituto, il Legislatore ha previsto un articolato procedimento di liquidazione della quota del socio uscente. In primo luogo, è previsto che il valore della quota sia determinato dai soci, o da un esperto nominato dal tribunale, tenendo conto del patrimonio sociale e del valore di mercato della partecipazione. In secondo luogo, la norma prevede che il rimborso debba essere eseguito, secondo le modalità indicate dalla legge, entro 180 giorni dalla data di ricezione della comunicazione da parte della società, a meno che la stessa non decida di revocare la delibera legittimante il recesso, ovvero i soci decidano di sciogliere l'ente, togliendo così efficacia alla dichiarazione medesima.

Tuttavia, ulteriori essenziali aspetti dell'istituto del recesso ad nutum non sono disciplinati dal Legislatore. Precisamente, il Codice civile tace sull’identificazione del momento di efficacia del recesso e dei suoi conseguenti effetti, lasciando impregiudicato il problema dello status socii a seguito della dichiarazione di recesso e dei diritti esercitabili dal socio uscente prima dell'avvenuto rimborso della sua quota sociale.

Sul punto, l'orientamento consolidato della giurisprudenza di merito e di legittimità sostiene che il diritto di recesso debba qualificarsi quale atto unilaterale recettizio, con conseguente perdita della qualità di socio e di ogni diritto da tale qualità derivante, a partire dal momento in cui la relativa comunicazione perviene alla società.

Il Tribunale evidenzia che, a differenza degli altri casi di recesso previsti dalla legge, in tale ipotesi non sussiste alcuna decisione rispetto alla quale il socio intenda reagire uscendo dalla società, recedendo al fine di indurre la maggioranza ad un ripensamento delle proprie posizioni. Dispone, infatti, l'art. 2473 co. 2 c.c. che, nell'ipotesi di società costituita a tempo indeterminato, competa a ciascun socio il diritto di recedere dalla società in ogni momento, concedendo un preavviso di almeno 180 giorni, termine che lo statuto può prolungare fino ad un anno. Con il recesso ad nutum, quindi, il Legislatore intende concedere a ciascuno dei soci della società costituita a tempo indeterminato il diritto di sciogliersi unilateralmente da un rapporto sine die, diritto da esercitarsi a seguito di una valutazione personale e discrezionale in merito all'opportunità di prosecuzione del rapporto medesimo.

Dunque, in caso di recesso ad nutum, il termine di 180 giorni per il rimborso della quota non decorre dalla data di ricevimento della comunicazione di recesso, ma dal momento in cui il recesso diventa effettivo, cioè dal momento di compimento del termine di 180 giorni (o del termine più lungo stabilito dallo statuto) di preavviso. Quest’ultimo consente alla società di disporre del tempo congruo per reperire le risorse necessarie al pagamento della quota del socio uscente. Nel frattempo, durante il periodo di preavviso il socio uscente continua a correre il rischio d'impresa e partecipa pienamente alla vita della società e a tutte le sue conseguenze fino al momento in cui il recesso produce i suoi effetti.

 

 

 


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