Andersen TAx & Legal approfondisce il contratto di rete

I professionisti di Andersen Tax & Legal approfondiscono il contratto di rete - introdotto con l’art. 3, co. 4-ter, D.L. 5/09, successivamente convertito con la L. 33/09 - fattispecie contrattuale relativamente nuova che, tuttavia, non è particolarmente diffusa, costituendo il settore agricolo un’eccezione.

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Il contratto di rete, uno strumento giuridico poco diffuso, ma estremamente duttile

Il contratto oggetto di analisi deve essere stipulato per atto pubblico, scrittura privata autenticata o per atto firmato digitalmente e nel rispetto degli oggetti sociali delle imprese coinvolte e delle rispettive autonomie imprenditoriali e giuridiche, permette l’individuazione di uno scopo comune in funzione del quale creare tutta una struttura ad esso destinata.

Il contratto di rete in maniera relativamente semplice e diretta, seppur con modalità diverse, permette alle imprese di raggiungere tutti quegli obiettivi che nella prassi vengono solitamente veicolati dalla creazione di joint ventures, contrattuali o partecipative, o tramite la costituzione di nuovi soggetti giuridici o di patrimoni destinati ad uno specifico affare.

La finalità è quella di permettere alle piccole e medie imprese di affacciarsi su nuovi e più grandi mercati, come si evince dalla chiara formulazione normativa della causa del contratto a mente della quale le imprese associate: “perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato” (art. 3, co. 4 ter).

Una volta definito il programma comune, che può essere sia lo svolgimento di attività commerciale o industriale, sia lo scambio di know how, uno dei grandi vantaggi per le imprese che partecipano al contratto di rete è la possibilità di limitare il rischio di quella determinata attività o progetto mediante un semplice strumento contrattuale. 

Infatti, il contratto di rete può essere dotato di un fondo patrimoniale comune specificamente destinato dai partecipanti all’attuazione del programma comune; fondo che, rispettate determinate condizioni, costituisce l’unica garanzia per i terzi per le obbligazioni contratte dall’organo comune del network.

Si crea quindi una limitazione di responsabilità patrimoniale analoga a quella che si creerebbe se il programma comune costituisse l’oggetto sociale di un soggetto di diritto autonomo rispetto ai partecipanti del fondo. 

In presenza di un fondo comune la rete acquisisce soggettività giuridica. Diversamente, in assenza del fondo comune, dei debiti sorti nell’attuazione del programma comune rispondono in solido tutte le imprese partecipanti.

La semplicità di costituzione e di gestione del fondo comune impongono che lo schermo patrimoniale sia uno dei driver principali di questa figura.

Per quanto concerne la creazione del fondo comune, vi è massima espressione dell’autonomia contrattuale: “la misura e i criteri di valutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali contributi successivi che ciascun partecipante si obbliga a versare al fondo nonché le regole di gestione del fondo medesimo” (art. 17, lettera c.). La realizzazione del programma comune è poi affidata ad un organo comune che può assumere tutte le configurazione che più si adattano alle specifiche esigenze dei partecipanti (persona giuridica o fisica, organo individuale o collegiale, più persone con poteri disgiunti, etc.).

Sebbene oggi non siano più in vigore quelle agevolazioni fiscali che rendevano i contratti d’impresa uno strumento di internazionalizzazione della piccola e media impresa particolarmente attrattivo, è interessante evidenziare come negli ultimi anni lo stesso abbia avuto un particolare successo nel settore dell’agricoltura. Infatti, un’indagine svolta da Confagricoltura ha evidenziato che ad oggi le imprese agricole che partecipano ad un contratto di rete sono più di 6 mila.

Il particolare successo in ambito agricolo è probabilmente dovuto al fatto che, unitamente ai vantaggi di cui sopra, la rete da un lato permette di mettere in comune i fattori di produzione - riducendo così i costi fissi -dall’altro è affiancata da tutta una serie di benefici che incidono positivamente sia sul datore di lavoro sia sul regime di tassazione dei beni prodotti dalla rete.

 


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