Andersen Tax & Legal analizza la recente Sentenza della Corte di Cassazione in materia di operazioni di leveraged buy-out

Andersen Tax & Legal analizza la recente Sentenza della Corte di Cassazione in materia di operazioni di leveraged buy-out: secondo i giudici di legittimità non è elusiva la riorganizzazione

NEWS SOCI

Andersen Tax & Legal analizza la recente Sentenza della Corte di Cassazione in materia di operazioni di leveraged buy-out: secondo i giudici di legittimità non è elusiva la riorganizzazione aziendale che determina un vantaggio fiscale per la società ed è stato confermato l'orientamento secondo cui gli interessi passivi sono deducibili nei limiti del 30% del ROL. Operazioni di Leveraged by-out: elusione e deducibilità degli interessi passivi La Cassazione, con sentenza n. 868 del 16/01/2019, ha confermato la non elusività delle operazioni di riorganizzazione aziendale che hanno come conseguenza un carico fiscale inferiore. Spetta al Fisco, nel caso, dimostrare che il beneficio fiscale è l'unico scopo dell'operazione e la sussistenza di un intento fraudolento. Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda un'operazione di leveraged buy-out (LBO) per cui veniva modificata la compagine societaria di una società industriale (Target), partecipata al 50% da un socio persona fisica fiscalmente residente in Italia (PF) e per il restante 50% da una società italiana (Beta), a sua volta interamente partecipata da una holding lussemburghese (Gamma). Nella fattispecie, veniva costituita una società veicolo (NewCo) partecipata al 50% da PF e per la restante metà da due nuovi soci. La NewCo, quindi, acquistava da Gamma l'intero capitale sociale di Beta, e quindi indirettamente il 50% della Target, facendo ricorso ad un finanziamento bancario. Da ultimo, Target e Beta venivano fuse per incorporazione nella NewCo, risultando così il capitale di quest'ultima posseduto per il 50% da Alfa e per la parte restante dai due nuovi soci. L'Agenzia delle Entrate contestava alla multinazionale l'acquisto di un pacchetto azionario della controllata ricorrendo a un prestito bancario nonostante i bilanci positivi e la possibilità di operare una cessione diretta delle quote ai due nuovi soci. Per l'Ufficio, essendo una società florida, non sarebbe dovuta ricorrere a un finanziamento come tale deducibile e dunque fiscalmente più conveniente. La posizione dell'Amministrazione finanziaria, espressa con la Circolare n. 6/2016, era quella di ritenere elusive le operazioni LBO solo laddove "si riscontrino specifici profili di artificiosità, come nel caso in cui all'operazione abbiano concorso i medesimi soggetti che direttamente o indirettamente controllano la società target". Tuttavia, per i giudici tributari l'ingresso di due nuovi soci finanziatori può costituire una valida ragione economica dell'operazione tanto da renderla non contestabile dal Fisco sul piano dell'elusività. Con riferimento ai processi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale effettuati nell'ambito di gruppi di imprese, come le operazioni di leveraged by-out, la Corte di Cassazione ha rilevato che "il divieto di comportamenti abusivi, fondati sull'assenza di valide ragioni economiche e sul conseguimento di un indebito vantaggio fiscale, non vale ove quelle operazioni possano spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di risparmi di imposta poiché va sempre garantita la libertà di scelta del contribuente tra diverse operazioni comportanti anche un differente carico fiscale". Inoltre i Giudici della Suprema Corte hanno ribadito un orientamento oramai consolidato (cfr. Sentenza n. 19430/2018) secondo cui "gli interessi sono sempre deducibili, anche se nei limiti della disciplina dettata dal D.P.R. n. 917/1986, art 63 [oggi art. 96]". Sul punto, la Circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 6/2016 ha riconosciuto l'inerenza degli interessi passivi generati in tali operazioni, ammettendone la deducibilità nei limiti del 30% del ROL. Si evidenzia che vi è anche un orientamento opposto della Cassazione secondo cui la deducibilità degli interessi passivi risulta invece subordinata, al pari di quella di qualsiasi altro costo, al giudizio di inerenza, e dunque alla circostanza che detti interessi si riferiscano a finanziamenti contratti per la produzione di specifici ricavi (cfr. Cass. Sentenze nn. 7292/2006, 24930/2011 e 4115/2014).

Via Cesare Cantù 1 - 20123 Milano - Italia