La Toscana e gli Stati Uniti,
un'altra strada per l'export

In sofferenza sui prodotti tradizionali del Made in Italy, dalla moda all'agroalimentare, per agganciare la ripresa la regione ha delle carte inattese da giocare nel settore industriale

NEWS AMCHAM

La storia dei legami tra Stati Uniti e Toscana è vecchia quanto l'America. Durante la Rivoluzione, Filippo Mazzei da Poggio a Calano contrabbandava armi per le milizie di George Washington. E, diciamocelo, se Filippo Meucci non avesse portato il telefono a New York, probabilmente Google non esisterebbe. Però, la storia non basta e lo dimostrano proprio gli Stati Uniti che, nel giro di due secoli e mezzo, sono diventati la prima potenza mondiale.
La loro capacità di traino nei confronti dell'economia toscana è misurabile. Quanti milioni di euro di export generano, in media, mille miliardi di dollari di Pil negli Stati Uniti? La risposta a questo problemada esame di statistica è 800 milioni, con le variazioni del Pil americano che spiegano l'86 percento della variazione dell'export toscano. Altre regioni fanno meglio: in Lombardia, per ogni trilione di dollari l'export cresce di 2,3 miliardi. In Emilia-Romagna, invece, di 1,6. Questi dati dicono che la Toscana dipende molto dagli Stati Uniti-basti pensare alle tante fabbriche toscane che fanno capo a multinazionale americane - ma l'economia regionale non è perfettamente allineata alla domanda globale dì beni italiani. A mostrarlo sono i dati dell'export fiorentino.

Secondo la Camera di Commercio di Firenze, l'export metropolitano del sistema-moda vale, globalmente, 2,8 miliardi di euro su un totale di 6,2 mentre uno dei settori più forti dell'industria italiana, la meccanica, vale solo 600 milioni. Secondo la Camera di Commercio americana in Italia, la metropoli fiorentina è la terza provincia per export negli Stati Uniti d'America, ma è l'unica toscana nella top ten.


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